• Tommaso Monaldi

Manifesto liquido del Progetto

Aggiornato il: mag 15

Ognuno di noi professionisti crede in un modo di lavorare, ho scritto e abbraccio delle tesi, dei punti che tracciano la via, per l’agire coerente in un sistema connesso.



Grazie al precedente articolo Ad un Imprenditore italiano X ho sintetizzato anni di lavoro e confronti, ponendo particolare accento sull'evoluzione del design, sull'importanza della progettazione partecipata, il pensiero sistemico e l'importanza del contesto. Ho tracciato anche una via per riflettere sul modo di fare Impresa oggi e sulle strategie per affrontare i nostri tempi. Sintetizzo qui di seguito i concetti principali sviluppati ampiamente nell'articolo, per meglio comprendere il conseguente Manifesto liquido. > PRIMA UNA SINTESI (subito dopo il Manifesto liquido)

Noi designer lavoriamo in #rete, in #coworking e da remoto da molto prima che un virus costringesse tutti gli altri a farlo. Amiamo l’innovazione e abbiamo fame di futuro in equilibrio con l’ecosistema.

Credo che l’eccessivo correre impedisse a valori veri di sedimentarsi e distribuirsi. Valori non sedimentati si affiancavano a visioni sempre più opache, vittime non della pigrizia nell’immaginare un futuro promettente, ma della mancanza di tempo e attenzione per accorgersi che tutto stava cambiando. Il futuro non è più prevedibile, solo possibile.

Il valore della #committenza è fondamentale perché può aprire le porte dei futuri possibili se c’è la capacità di intercettare persone di valore e se c’è, ripeto, la totale #fiducia.

Parlo del design che si occupa dei #contenuti prima che della comunicazione, che si occupa della #sostanza prima che della forma, quello che è attento alle #persone, all’esperienza e ai servizi.

Il mestiere di designer non si risolve nella perfezione stilistica, nella sterilità di un bianco semplicemente vuoto o in un unico elaborato visivo. È un processo culturale volto a connettere le varie realtà delle imprese, è trasferimento #culturale, è la ricerca di bisogni nuovi e nuovi modi di intendere gli spazi e il tempo, in team capaci di #immaginare veramente. Ora si lavora #insieme. Senza dimenticarci che la comunicazione è quella rivolta alle persone. Esse sono ripetitori potentissimi, corde che vibrano se toccate nel #cuore.

L’unica storia da prendere in considerazione è quella in cui si afferma l’incertezza del futuro. Dobbiamo aprirci, incontrarci e cambiare i #metodi di lavoro, per fare le cose meglio. Meno e Meglio.

La sostanza necessita di #tempo, #pensiero, #ricerca, #metabolizzazione, #genialità, #confronto, #errore. Tutte cose lente, il cui ritorno è spesso incalcolabile e che ci sbattono in faccia un’unica realtà: non siamo i migliori in niente, possiamo solo impegnarci con tutte le nostre forze, attendendo la "magia". Quella che cambia davvero le cose.

Oggi servono persone digitali, fluide, creative ed #empatiche, capaci di collaborare, risolvere problemi, comprendere le conseguenze #globali di scelte #locali, capaci di dialogare al fine di creare soluzioni efficaci e #adattabili ai vari contesti. Dobbiamo essere abili traduttori e integratori, perché ci siamo accorti che la globalità è fatta di #comunità caratterizzate dalle proprie differenze, e l’esistenza di tutto questo è straordinaria ricchezza da mettere a #sistema.

Finalmente abbiamo potuto #rallentare fino a #fermarci, e improvvisamente abbiamo messo a fuoco il panorama stupendo che ci stavamo perdendo. E ce ne siamo innamorati, abbiamo capito di essere empatici. Tutto questo è eccezionale. Chi uscirà da questo momento senza aver riflettuto nel profondo, mettendosi in discussione, avrà perso l'occasione di far parte del #futuro.

Oggi è tempo di uscire con la lente di ingrandimento, per ammirare i #germogli nati da questo stato di eccezione. Essi sono indizi, nuove radici ed energia. Se nulla è prevedibile e il vecchio è inadeguato, l’unica via è la visione e il futuro.

Ogni giorno ci siamo svegliati con la sensazione che i metodi non erano efficienti, che gli sforzi non fossero premiati, che le persone andavano omologandosi e che i valori perdevano di coerenza e di senso. Stavamo diventando dei maratoneti senza traguardo. La bellezza elegante di ogni gesto atletico spariva di fronte all’inutilità dei risultati.

> MANIFESTO LIQUIDO Ecco dunque il mio Manifesto liquido, liquido perché è in continua definizione il mestiere del designer (si vedano i recenti dibattiti sul design dei servizi), come lo sono i contesti in cui viviamo. Se accettiamo la necessità del pensiero sistemico per affrontare il presente non possiamo che abituarci alla continua evoluzione di metodi e strumenti di lavoro in questo lungo periodo di transizione.

Questi miei punti riguardano nello specifico il mio mestiere e sono in continua evoluzione, perché oggi anche i Manifesti sono liquidi.

Le mie tesi liquide:

  • Le imprese stanno cambiando, il mondo è cambiato; è necessario riflettere sui metodi con cui si progetta la comunicazione (mettere in comune) e con cui si da forma ai prodotti e servizi.

  • Per anni il marketing ha messo le persone dentro scatole con tanto di etichetta e codice a barre. Ora le persone hanno sollevato quei coperchi e vogliono conoscere, poter scegliere veramente sulla base di valori reali, prodotti e servizi di qualità, generati con processi e materiali sostenibili (grazie Batey per il suo libro).

  • L’ecosostenibilità non potrà più essere un vanto pubblicitario. Deve essere semplicemente come si fanno le cose.

  • Il mondo digitale funziona in modo diverso: è pensiero, è modo di vivere e di fare. Non è adattabile: è aperto, è veloce, è relazionale. Se non pensate digitale affidatevi a chi viene da quel mondo (grazie Baricco per il suo libro).

  • In natura non esiste scarto, ogni cosa dura nel tempo, ogni cosa viene riutilizzata o al massimo riciclata. Ogni processo è antropico, serve intelligenza, serve tendere allo scarto zero come metodo e non solo di materiali, ma anche di energia e di intelletto.

  • Le persone vorranno sempre più il Ben-essere, e lo troveranno in esperienze, relazioni e pochi prodotti ben progettati. Il resto scadrà (grazie Rete Umanista per le lunghe riflessioni).

  • Le persone sono il valore più grande per l’Impresa e nell’Impresa. Sono la vera comunicazione verso l’esterno. Nel bene e nel male (forse il punto più sostanziale emerso in anni di lavoro, grazie ad IDEO per la lunga riflessione e gli spunti).

  • Non esistono etichette, segmenti e target. Esistono le persone, le comunità e le emozioni. Servono psicologi, non solo economisti (Grazie Seth Godin per il suo libro).

  • I numeri sui social sono solo numeri sui social. Poi ci sono le persone e le relazioni.

  • È il tempo della fiducia (grazie Giorgio Di Tullio per le lunghe riflessioni).

  • Ogni azione ha una conseguenza sull’unico Pianeta in cui conviviamo. Ciascuno di noi deve compiere azioni utili, sostenibili e belle. La bellezza non è un fine, ma un mezzo.

  • Ogni crisi evidenzia incoerenze di valori e azioni, siate sinceri e coerenti, il futuro sarà imprevedibile e la reputazione farà la differenza.

  • Contribuite alla società, schieratevi, siate vicini alle persone; ma fatelo per davvero. Un impegno per interesse avrà come unico risvolto un fallimento irrisolvibile (grazie Cino e Fontana per il vostro libro).

  • Il processo, un tempo parte nascosta del lavoro, oggi è uno degli elementi di maggior ricchezza progettuale e comunicativa.

  • L’identità delle imprese è cultura, culture, pertanto nella progettazione non si può prescindere dalla rete a cui esse sono connesse.

  • L’immagine non si progetta, si registra e si corregge in seguito al manifestarsi di episodi comunicativi, indotti o spontanei, progettati o naturali (cit. Giorgio Di Tullio).

  • Trasparenza, autenticità e rispetto sono valori che oggi le persone pretendono. Trasparenza nella filiera, nel profitto e autenticità nel fare e nel comunicare. Nell’esserci.

  • The medium is the message. Gli strumenti e i metodi che usiamo per comunicare e progettare sono essi stessi comunicazione e servizio (grazie McLuhan per il suo libro).

  • Il design può portare cultura ed innovazione nelle imprese.

  • Chiarezza di intenti e rigore operativo si traducono in chiarezza di risultati (Grazie Vignelli per il suo libro).

  • Complesso non significa complicato.

  • La forma deriva dalla funzione e dal contenuto. La buona comunicazione parte da contenuti ottimi. Non credete nel Make-up.


Scrivetemi e apriamo un dibattito attorno a questi temi, solo creando una community unita per intenti potremmo progettare un futuro possibile.


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