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  • Immagine del redattoreTommaso Monaldi

DesignMeets/

Aggiornamento: 12 feb

Connettere e progettare per innovare comunità: territorio, imprese, organizzazioni.


DesignMeets/ è un laboratorio di progettazione per l'innovazione e la valorizzazione territoriale, aperto, inclusivo, partecipativo 🚀. L'obiettivo è contribuire alla rinascita di questi luoghi, facendo in modo che l'innovazione e la valorizzazione territoriale diventino lavoro, o comunque crescita, per me e per chiunque voglia accompagnarmi in questa avventura 🌊 🏄🏼. Persone preziose si sono già unite, cerchiamo risorse per realizzare il possibile. Incontriamoci 🤙🏼 📩 .

Tommaso Monaldi M +39 3288597273 tommasomonaldi@gmail.com



Nel viaggio che segue traccio per tappe il percorso che mi ha portato a DesignMeets/. Segue una mappa sintetica per navigare queste correnti, velocemente, in base alle vostre destinazioni di interesse 🗺️ .



Cosa sta accadendo.


Traccio velocemente la mia crescita personale e professionale, per cercare di condividere esperienze, attitudini e valori. Per conoscersi serve una vita, ma è necessario iniziare a condividere per incontrarsi e impegnarsi in un progetto comune. Ognuno con le sue energie e possibilità.


Grazie per il tempo dedicato al mio percorso, spero di non averti annoiat*, ora se ti va incontriamoci, è insieme che si cambiano le cose! 💪🏼 🤙🏼 📩

Tommaso Monaldi M +39 3288597273 tommasomonaldi@gmail.com


Approfondisco il significato della parola design, cercando di chiarirne il senso contestualmente a questo progetto.


Parlo di consapevolezza e del perché il senso di comunità e connessione è importante.


Nella differenza tra spazio e luogo risiede il nostro valore. Ne parlo qui.


Alcuni punti sull'importanza di agire in un certo modo e con sguardo d'insieme, rivolto al futuro.


Cosa credo sia possibile.


Non sarai già stanch* vero? 😆

Un lungo approfondimento sul perché serve un nuovo modello.


Se sei sopravvissut* al punto 8 hai dei superpoteri, abbiamo bisogno di te 😅 🫵🏼 💪🏼 .

Credo davvero che una soluzione sia possibile. Ne parlo qui.


Una traccia concreta. Presto ulteriori dettagli 😏.


Concretamente, cosa serve per partire insieme.


Chi ha contribuito fin qui.


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DesignMeets/


INTRODUZIONE

Dopo quindici anni ho deciso di tornare nel mio paese d'origine investendo in un luogo che potesse diventare l'innesco di un processo di rinascita. Trovo questa terra impoverita, è ora ti tornare a prendercene cura.


Ho iniziato il restauro di una casa del '700, tra Corso XX Settembre e via Don Giuseppe Celli, a Cagli, nel cuore degli Appennini marchigiani. Casa, studio e base per DesignMeets/. Da un anno dedico un giorno a settimana a questo progetto, autofinanziandolo. L'obiettivo è contribuire alla rinascita di questi luoghi, coinvolgendo il territorio, facendo in modo che l'innovazione e la valorizzazione territoriale diventino lavoro, o comunque crescita, per me e per chiunque voglia accompagnarmi in questa avventura. Non voglio imporre un cambiamento, ma creare un modello alternativo, aperto a chi vuole unirsi.

Perché partire da una casa del '700?, perché è simbolo di riuso, rinascita.


Questo investimento e questo impegno è reso possibile dai risultati conseguiti in dieci anni al fianco di imprese, università e organizzazioni. Spendo il mio tempo sperimentando, esplorando, progettando; cercando di innovare. Rimango da sempre meravigliato dal bello delle cose e il sentimento di meraviglia è quello che più mi affascina. Di tutto questo sono riuscito a farne un mestiere. Per me ora la sfida è quella di potermi/poterci dedicare nel tempo a progetti di impatto collettivo, per lasciare meglio di quello che ho, o che abbiamo trovato.


Per farlo DesignMeets/ ha bisogno di persone che credano in questa visione, contribuendo, partecipando. Il network è il materiale costruttivo di un futuro migliore. Realmente possibile.

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CHI SONO

Sono nato nel 1985 a Cagli in una casa fuori dal centro, con un grande giardino e un piccolo pozzo dove abitava una famiglia di ricci. Ad otto anni passavo le giornate dentro una scatolone adibito a nave spaziale, immaginando di percorrere l'universo, disegnando ogni volta nuove avventure. A tredici anni costruivo con gli amici case sugli alberi in un bosco vicino. Quelle strutture aggrappate ai rami a sei metri di altezza, erano il mondo che volevamo abitare, fatto di sogni e spensieratezza. A diciotto anni venne il momento della nostra prima palestra; abusiva. I pesi erano invenzioni fatte con ferraglia, cemento e pneumatici usati. Perché in questo posto ai giovani che non amano i tre sport convenzionali, è sempre mancato tutto. Le autorità lo sapevano e con pazienza ci lasciavano fare. Quasi sempre. Dopo qualche anno partecipavamo a competizioni nazionali di arti marziali, senza avere di fatto un palestra. Ci sentivamo capaci di qualsiasi cosa.


Passai due anni in fabbrica, un'esperienza di valore che mi fece crescere tantissimo, poi a ventiquattro anni mi laureai in Industrial Design. A ventisette mi specializzai Design della Comunicazione, a ventotto avevo due riconoscimenti nazionali per il design, uno internazionale e una pubblicazione universitaria. A trenta, dopo due anni di gavetta, arrivò la proposta di assunzione a tempo indeterminato da una delle aziende tecnologiche più interessanti d'Italia. A trentuno capii che i normali standard di successo non facevano per me, a volte mi sentivo inadeguato, ero alla ricerca di qualcosa, ma non sapevo cosa.


Mollai tutto e attraversai in solitaria la costa ovest degli stati uniti alla ricerca di me stesso. 6500 km in auto, 600 km a piedi, 3 mesi. Quei spazi immensi permisero ai pensieri di fluire lontano, divenendo vapore. Come le onde dell'oceano. Girai per settimane arricchendomi. Capii il valore della passione oltre ogni limite, guardando i surfisti di Santa Cruz. Straordinaria coesione di morti e vivi uniti in uno stesso luogo. Percepii il valore della compagnia, mentre bevevo un buon caffè accarezzato dall'aria di un vecchio ventilatore di legno e ottone, parlando con un perfetto sconosciuto. Ho riscoperto il valore delle cose semplici, mentre mangiavo in una baracca costruita sull'oceano. Ho ammirato la magnificenza della natura e la bellezza degli ostacoli che l'uomo supera per conviverci. Mi sono spaventato, stringendo a me la vita, difronte alle difficoltà che la stessa natura può costringerti ad affrontare.

Mi confrontai con uno degli studi più innovativi al mondo, in IDEO mi fecero capire che in ogni attività il valore più grande risiede nelle persone e nelle diversità. Continuai confrontandomi con persone che lavoravano alla NASA, Google, Facebook, Apple, Start-Up, ma anche con esploratori ed esploratrici, anime come me alla ricerca di qualcosa. Venni accolto come un amico, forse perché quella terra di pionieri vede nell'altro un'occasione di arricchimento. Mi addormentai esausto dopo tre mesi di guida ininterrotta lungo le colline dorate della California, tra frutteti ed erba bruciata dal sole. Scesi dai resti del fuoristrada appoggiando i piedi nudi sull'asfalto, mentre un messicano mi chiedeva se stessi bene. Grazie all'agente Walker che ancora ringrazio, tornai a casa sano e salvo. I miei non seppero nulla fino al mio ritorno.


Tornato il materiale da rielaborare fu troppo per me. Un periodo di buio durato qualche mese mi impedì di fare qualsiasi cosa. Era iniziato un processo di crescita interiore che mi cambiò come niente prima. Grazie ad un percorso di psicoterapia in cinque anni ho compreso limiti e opportunità della mente umana. Ora leggo meglio le persone, oltre che me stesso. Quel periodo fu prova del fatto che la parola crisi spesso significa opportunità, e miglioramento.


Gli anni successivi furono caratterizzati da esperienze lavorative con imprese di tutta italia, docenze universitarie e ancora tanta ricerca personale e formazione. La mia lotta continua per cercare di migliorare le cose non ho mai saputo da dove venisse, e non l'ho mai compresa a pieno. Ma mi caratterizza.


Nel 2020, a trentacinque anni, un'altra discontinuità ha maturato in me una nuova consapevolezza. Credo che una delle più grandi possibilità di crescita e riflessione come collettività sia giunta dal COVID-19. Purtroppo e per fortuna.

Un anno di COVID, un lungo stato di eccezione, tra tragedie e sofferenze ci ha donato la possibilità di fermarci. Sembrava impossibile fino a poco prima.

Quell'anno ho imparato a cucinare come si deve, ho avuto il tempo di leggere una ventina di libri, di approfondire i miei interessi ad un livello prima impossibile, di crescere e scrivere. Ho passato ore a parlare di futuro e di possibilità con perfetti sconosciuti, on-line. Ho fatto un picnic in salotto, allestito un giardino in terrazzo.

Parlare con i vicini all’improvviso era cosa normale. Le persone che abbiamo intorno non possono essere degli sconosciuti. Ho avuto tempo per la mia famiglia.

Un anno di blocco del sistema per quanto tragico è stato l’unico modo per fermarci e superare quei limiti che c’eravamo imposti.

Il limite del tempo che non c’era mai.

Il limite di non far entrare estranei nella nostra vita.

Il limite di vivere nelle convenzioni, con miopia.

Il limite delle nostre aree di comfort, che ci impediscono di crescere.

Di vivere.

I limiti di una società che corre sempre di più, ma in quale direzione?


L'anno seguente rinunciai a città che mi promettevano vie per il successo, e tornai a a Cagli, le mie origini. Come in una spirale il trascorrere del tempo mi ha portato in versioni differenti degli stessi posti. I luoghi che viviamo non sono là fuori, ma nella nostra mente. Cambiando noi stessi cambia la percezione che abbiamo delle cose. Siamo sistemi chiusi che materializzano mondi pieni di significato, versioni differenti della stessa materia.


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DESIGN, OVVERO AGIRE SUL FUTURO

Credo che quando non ci sono più grandi progetti a offrire un senso di direzione, l’unico modo per dare significato alla vita consiste nel prendersi cura di qualcosa, nell'avere un impatto positivo. Quando questo impegno è collettivo e coordinato, abbiamo l'opportunità di cambiare le cose, lasciando meglio di quel che abbiamo trovato.

Ma cosa c'entra il design in tutto questo? Per anni il design in Italia è stato raccontato come una questione puramente di stile, si faceva riferimento spesso alla sua origine latina signum che corrisponde all’italiano segno, da cui disegno. Ma to design significa progettare, sempre dal latino proiectare ovvero gettare avanti, in diretto riferimento con la possibilità di creare, anticipandolo, un futuro possibile.


Oggi la parola design internazionalmente ha assunto un significato completo, anche se in continua evoluzione. Herbert Simon lo sintetizza in questo modo:


"To design is to devise courses of action aimed at changing existing situations into preferred ones".

Quando parlo di design, di progetto, intendo questo contesto più ricco e potente, capace di generare dei futuri alternativi.


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CONSAPEVOLEZZA

La consapevolezza ha bisogno di tempo, matura grazie alla conoscenza, fatta di studio ed/o esperienze. Il tutto viene rielaborato dalla nostra mentre al fine di dargli significato. Se il senso di quel che facciamo è condiviso allora abbiamo la possibilità di raccoglierci in una comunità. Senza comunità e significato ogni azione rischia, a suo modo, di impoverire il luogo che abitiamo. Allo stesso modo interessi puramente individuali non portano a risultati sostenibili nel lungo periodo, viviamo in un mondo interconnesso.


L'unico linguaggio e metodo capace di unire le persone attorno ad una visione è progettare assieme. Per farlo è necessario connettere: persone, organizzazioni, competenze, esperienze, discipline, modi di pensare, interessi. Tutto.


Grande valore quindi risiede nelle parole: connessione, progettazione, senso, comunità.

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LUOGO

La differenza tra spazio e luogo sono le relazioni. Il primo è misurabile in metri o secondi necessari per attraversarlo. Il secondo in relazioni, storie, azioni. Alla parola luogo si associa quindi il concetto di identità e cultura. Chi siamo? Chi e cosa vogliamo diventare? Perché senza cultura, relazioni e progetti, siamo spazi vuoti.


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SOSTENIBILITÀ

La sostenibilità è un concetto importantissimo, che riguarda ogni cosa: azioni, progetti, comunità, emozioni, pianeta. Per comprendere la sostenibilità serve considerare tre cose:

  1. Il termine sostenibilità è relativo. La sostenibilità dipende dal contesto, che sostiene, e dal peso che esso deve reggere. Nulla dunque è sostenibile, o il suo contrario, a prescindere. Un contesto fragile può collassare con poco per esempio.

  2. Ogni sistema è connesso con altri sistemi, all'infinito. Possiamo considerare un sistema con diversi gradi di dettaglio, ma il nostro sguardo non sarà mai completo. Dobbiamo dunque ragionare in modo complesso ed accettare che nulla è totalmente sotto il nostro controllo. Reazioni e interconnessioni sono spesso imprevedibili. Possiamo solo lavorare insieme dando il nostro meglio, con metodo.

  3. Azioni e reazioni nei sistemi complessi come il nostro, hanno conseguenze non lineari. Ci può volere una vita per cambiare piccole cose, come può volerci un'attimo perché cambi tutto. Lasciarsi trascinare dalle correnti ci rende vittima degli eventi, navigare con correzioni continue verso una meta da raggiungere ci apre ad interessanti possibilità.


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SOGNO

Credo in una comunità capace di valorizzare il proprio ecosistema, la propria economia, le proprie identità, per un'alta qualità della vita. Un luogo capace di generare ricchezza diffusa e sostenibile. Un'economia paziente come direbbe Paolo Manfredi, lontana da sfruttamento e speculazioni, fatta per durare.

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RIAVVOLGIAMO IL NASTRO

Non condivido lo sfrenato modello capitalistico, soprattutto speculativo finanziario, per un motivo molto semplice, non è sostenibile. Per questo mi piace, quando posso, focalizzarmi su possibilità alternative, parlando di quel mondo ingiusto al passato. Facciamolo insieme.


C'è stato un tempo in cui n cui la massimizzazione del profitto e il sogno individuale erano l'unica certezza di successo, per un futuro migliore. Insegnare (o apprendere) allo stesso tempo non era molto diverso dal recitare (o subire) a memoria lezioni frontali, attraverso materie divise in compartimenti stagni. A quel tempo ogni disciplina, mestiere o settore ci veniva raccontato con tanti confini, certezze e una linearità di pensiero tanto rassicurante quanto miope. Ma oggi abbiamo capito, dobbiamo capire, che quel sistema non funzionava, era incapace di valorizzare il diverso e affrontare problemi complessi.


Il mondo è cambiato, non corrisponde più alla narrazione di successo e spensieratezza a cui ci hanno abituato. Questo è dovuto a cambiamenti legati tra loro: tecnologici, culturali, economici, sociali, climatici; in una parola, sistemici. Ovvero connessi in modo interattivo e non lineare. Senza una visione d'insieme e tanta buona informazione il singolo evento o problema non può essere compreso. E questo spaventa.

Ma la qualità di certa formazione moderna sta insegnando a vedere le cose in modo più ampio e completo. Approccio scientifico e sistemico, accesso ai dati, connessione, capacità di calcolo e analisi, uniti ai metodi della progettazione partecipata, ci aiutano a trovare soluzioni reali e concrete.


Progettare insieme, con metodi nuovi, è l’antidoto.

Per far funzionare una rete di persone serve comunicazione, passione, cooperazione e soprattutto una visione. Servono anche valori condivisi e alcuni facilitatori che sappiano valorizzare le energie messe in campo, per trasferire quelle competenze che oggi mancano. Le persone, le imprese e le organizzazioni che oggi si dedicheranno a questo sono le realtà che abiteranno il futuro.


Dopo l'inflazione del temine innovazione, spesso servo di profitto e opportunismo, oggi dobbiamo innovare l’innovazione, parlando di ri-connessione: con se stessi, con gli altri, con i nostri luoghi.


Probabilmente il sogno di una vita migliore non è mai stato così diffuso, nonostante tecnologia, industrializzazione e offerta di nuovi servizi. Probabilmente perché tutto questo persegue un fine che è il solo profitto individuale, non il benessere collettivo o la sostenibilità di lungo periodo.

Arvidsson, sociologo esperto e promotore dell’innovazione sociale, crede che la modernità industriosa fatta di piccoli produttori superi il capitalismo sotto alcuni punti di vista importanti. Un’economia di mercato decentralizzata caratterizzata da trasparenza e relativa uguaglianza dice, può orientare l’azione economica verso una responsabilità morale e civile dove la sovranità dei valori consenta di continuare a essere presente sul mercato, pur rimanendo fedeli alle proprie aspirazioni etiche. Alla propria identità.


Aspirazioni etiche che non possono non considerare l’ecosistema nel suo complesso. La nostra casa, i nostri luoghi. Questo è determinante soprattutto quando si parla di comunità e territorio. In un modo o nell’altro tutti ci accorgiamo, o dovremmo accorgerci, che ogni giorno i luoghi che abitiamo perdono qualcosa.

Hannah Arendt, importante filosofa e politologa dei nostri tempi, pensa che ormai la buona imprenditoria abbia preso il posto della politica nella quotidianità pragmatica del fare davvero qualcosa o, perlomeno, è diventato un modo per avere la sensazione che la propria vita abbia significato.

Il Capitalismo è un accordo sociale in cui la produzione di beni e servizi viene dopo la realizzazione del profitto. Significa che la qualità di ciò che compriamo è sempre subordinata all'aumento del profitto di chi ce la vende. Questo è un dato di fatto che viene confermato ogni giorno da scandali, sfruttamento e promesse infrante. Il Pianeta e l'umanità devono essere la priorità.


Se a livello globale questo sembra produrre forti instabilità e guerre,

a livello locale per realtà come la nostra questo modello può annientarci definitivamente, cancellando quelle poche distintività e ricchezze impossibili da rigenerare.

Essendo noi piccole realtà ricche di connessioni di prossimità, possiamo concretamente realizzare un modello alternativo. Lo sappiamo, lo sentiamo, ma molti di noi non sanno più come questo si possa realizzare. Questo ci fa sentire smarriti.


Il cambiamento non è una cosa nuova fatta allo stesso modo.

Serve una visione che metta a fuoco un futuro possibile e dei metodi capaci di facilitare iniziative coerenti con tale visione. Il tutto per realizzare un modello alternativo fatto di valori condivisi e arricchimento collettivo: di persone, organizzazioni e territorio.


Serve inoltre tornare ad acquisire conoscenze, competenze e speranza, per progettare insieme soluzioni adatte a questa terra, in opposizione al subire passivamente istruzioni a noi inadatte. O peggio interessi speculativi, personali.

Come suggerisce Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e abile imprenditore, oggi la concorrenza è per i perdenti. A imprese e organizzazioni (e comunità aggiungo io) serve

distinguersi in modo forte, sovvertendo i modelli del passato e agendo secondo valori condivisibili. Questo pensiero unito al concetto di economia paziente di Paolo Manfredi, se sviluppato con competenza e nuove visioni, può invertire la rotta decadente di luoghi come il nostro.


I territori non possono e non devono essere gestiti come imprese, ma allo stesso tempo strategie di comunità visionarie possono valorizzare il pubblico e il privato creando una fitta rete interdipendente e di reciproco arricchimento: sociale, identitario, economico e culturale.

Visione, connessione e il fare insieme sono la chiave per un modello alternativo basato sul benessere collettivo.

Ma un modello alternativo è veramente necessario? Si, perché anche limitarsi a preservare oggi significa perdere, perché è sinonimo di immobilità, mentre tutto cambia. Se tutto si muove rimanere fermi significa essere trascinati dalle maree come dice Baricco, senza consapevolezza. Avere una visione, un metodo ed essere connessi significa navigare il cambiamento. Raggiungere una destinazione comune o perlomeno, influire sul proprio destino.

Progettare è possibilità e speranza. Preservare è lento declino. Imprese e comunità devono tornare a funzionare come sistemi, lavorare cooperando verso un’unica direzione, in accordo su pochi ma essenziali valori condivisi. Il capitalismo è diventando sempre più simile al feudalesimo. Un tempo i contadini dividevano metà del proprio raccolto in cambio di un pezzo di terra.


Oggi cediamo dati, abitudini, risorse e diritti in cambio di una stile di vita che alla fine non ci realizza. "Sorry The Lifestyle You Ordered Is Currently Out of Stock" scriveva Banksy nel 2013. Anticipando un presente che già viviamo.

Citando di nuovo Ardvisson ciò è evidente soprattutto agli universitari, che si sono resi conto da tempo che il sistema nemmeno a loro dà più la possibilità di realizzarsi o semplicemente di applicare ciò che viene insegnato.


In questo contesto il progettare diviene atto eversivo, è speranza. È diventato una sorta di sostituto della politica rappresentativa, una valvola di sfogo per le energie vitali delle persone che hanno voglia di cambiare il mondo. O semplicemente il proprio contesto.

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UNA SOLUZIONE

Connetterci e farlo bene è il modo per cambiare le cose. Il modello alternativo che mi immagino si basa su di una rete di risorse consapevoli, una visione condivisa e sulla coltivazione di valori e iniziative che definiscano l’eccellenza e le qualità della nostra comunità. Prima al suo interno, per riconnetterci alla nostra terra, poi fuori. Il tutto sostenuto da fondi, imprese e dalla stessa comunità.


Comportamenti, esperienze, prodotti e servizi concepiti per essere parte della visione e dell’identità locale. Ma allo stesso tempo in uno stato costante di evoluzione, contaminazione e adattamento.


Metodi ed esempi ci sono, il ruolo di DesignMeets/ vuole essere quello di trasferirli, metterli in comune, per valorizzare la nostra comunità 🏔️ .

Progettare insieme e imparare facendo, comprendendo il senso delle cose e del proprio contesto. Tutto questo vuole dire anche un’altra cosa. Che l’attuale modello formativo ci rende incapaci ad affrontare i nostri tempi. Le competenze, le sensibilità e le attitudini necessarie per affrontare questo scenario non sono insegnate nelle attuali scuole, salvo qualche rara eccezione. Allo stesso tempo le istituzioni non comunicano, venendo meno a quel ruolo essenziale per la buona informazione, la connessione e la trasparenza.


Qui si apre un’altra opportunità, quella di intendere il progetto come strumento formativo, interattivo e informativo, grazie alla progettazione partecipata e alla connessione di esperienze e competenze. Questo grazie a facilitatori, metodi e strumenti nuovi 🤓.

Quando parliamo di sistemi, e nello specifico di collasso di sistemi, difficilmente la soluzione può venire da chi fa parte del modello che non funziona più. Credo che tutto questo però generi altrettante opportunità: nuove imprese capaci di connettere e valorizzare non solo se stesse, nuove scuole, nuovi metodi da testare e mettere in pratica, sperimentando.


Tutto questo è un nuovo tipo di politica, concreta e finalizzata sia alla crescita degli individui che al tempo stesso alla costruzione della comunità 🤝🏼.

Progettare una comunità è una nuova modalità di insegnamento capace di valorizzare le idee, le differenze, incapace di standardizzare la forma mentis delle persone e unicamente focalizzata al progetto e alla sperimentazione. Nello stato attuale di incertezza la cultura e la conoscenza possono divenire prima una forma di ricchezza cumulabile e condivisibile, poi materia per realizzare piccole o grandi sfide quotidiane per mezzo di gruppi coordinati e cooperanti come dice Floridi, filosofo dei nostri tempi.

Una traccia utile quanto visionaria per affrontare la complessità odierna viene da Edgard Morin, filosofo e sociologo esperto di complessità e dunque di connessione tra i saperi.

Secondo lui la sfida più grande da affrontare oggi è quella di collegare, questo è straordinariamente attuale anche per le nostre comunità locali. Questo significa apertura

e volontà a mettersi in discussione, facendolo con metodi che agevolino il confronto, l’incontro e la messa a terra di idee condivise.


Ispirandosi a Morin DesignMeets/ crede nei seguenti punti 🎯:

👉🏼 Collegare fra loro contesti diversi;

Per noi vorrebbe dire intenderci come una comunità allargata, unita da valori e visione, non limitarci ai confini di paese. Abbiamo già elaborato un metodo e non vediamo l'ora di condividerlo.


👉🏼 Collegare il parziale al globale;

Significa guardare a realtà molto lontane geograficamente, ma vicine per caratteristiche, obiettivi o interessi. Per questo sono essenziali reti larghe, non solo locali.


👉🏼 Collegare l’uno e il molteplice, l’universale e il singolare, l’autonomia e la dipendenza;

Vuol dire costruire quella base di metodo e dialogo capace di rendere le azioni individuali parte di un progetto ampio e condiviso. Non escludere, ma accogliere chi vuole realizzare un modello alternativo, parallelo.


👉🏼 Collegare l’organizzazione a ciò che essa organizza;

Significa trasparenza, comunione di intenti, comunicazione. Significa esserci, facendo le cose insieme.


👉🏼 Collegare l’ordine, il disordine e l’organizzazione, riconoscendone gli antagonismi;

Vuol dire mente aperta e abbattimento di preconcetti. Necessità di ascolto e capacità di dialogo.


👉🏼 Collegare l’individuo alla società;

Significa appartenenza, trascendenza, ovvero lottare per qualcosa di più grande. Significa coinvolgere e dialogare per mostrare soluzioni alternative.

Morin con questo ci dice chiaramente che abbiamo perso il contatto con le cose, le persone, i processi, i luoghi; con tutto. L’agire individuale e semplicistico ci ha permesso di accelerare, smarrendoci.


DesignMeets/ su questo vuole dare un contributo. Vogliamo innescare un processo di rinascita 🌞.

La riforma del metodo è inseparabile da una riforma del pensiero e quest’ultima è inseparabile dalla riforma dell’insegnamento. Questi sono tutti ambiti fondamentali.


C’è una domanda fondamentale da porsi a questo punto, siamo pronti ad occuparci di qualcosa che impiegherà anni a realizzarsi? Serve amore e disinteresse per mettere impegno e passione in un obiettivo più ampio, per un futuro migliore.


Dobbiamo tornare al Pensiero delle Cattedrali, ovvero impegnarci in progetti magnifici di cui probabilmente non vedremo la fine, ma che probabilmente resteranno per sempre.

Per citare altri attori che stanno contribuendo al cambiamento, Alex Giordano, Docente di Trasformazione Digitale e Innovazione Sociale, parla di intelligenza sociale e modalità di scambio, parole difficili per indicare il valore del fare le cose insieme con metodo, attraverso eventi di networking, laboratori dimostrativi, strumenti digitali e anche attraverso una moltitudine di spazi informali pensati proprio per il confronto, lo scambio. Il tutto gestito da facilitatori e connettori. Ezio Manzini nel suo libro Design, When Everybody Designs analizza concreti casi di innovazione sociale, fotografa un movimento globale rivoluzionario fatto di tanti casi distinti di innovazione sociale collaborativa, dove il progettare insieme è concreta speranza e possibilità di un futuro migliore.


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PRIMI STEP

DesignMeets/ nel suo piccolo vuole occuparsi di questi ambiti. Le metodologie prese in esame possono attivare e facilitare lo sviluppo locale attraverso 📝 :
  • una reinterpretazione dei confini territoriali, l'unione fa la forza 💪🏼 ;

  • un lavoro di mappatura qualitativa e analisi del territorio, chi siamo veramente?;

  • l'identificazione di elementi distintivi e unici, ma unici davvero;

  • un ruolo di supporto e facilitazione grazie a cultura e competenze progettuali 🤓 ;

  • il supporto alla connessione e mediazione tra gli interessi e le realtà locali 😱 ;

  • la scrittura di una visione e valori collettivi;

  • il supporto alla progettazione di servizi interni utili alla ri-connessione dei cittadini con il territorio 🌄 ;

  • il supporto alla progettazione di servizi interni ed esterni per valorizzare piccole economie locali, sostenibili ☝🏼 ;

  • la condivisione del processo di trasformazione, per l'identificazione di un modello potenzialmente replicabile, rielaborabile, migliorabile;

  • la diffusione di una cultura dell'innovazione.

DesignMeets/ vuole facilitare la realizzazione di questo modello, per il benessere di questa comunità e per la dignità di chi abita e attraversa questa terra 🏡🥾.

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QUANDO SI SALPA? ⛵️

La felicità "It's just a change in me" cantavano i Verve con Lucky Man,"chi sta camminando con me?" La vita è un viaggio, ognuno porta con sé i propri bagagli, qualcuno ci regala un po' di compagnia, un pezzo di vita che si fonde con la nostra. Fusioni essenziali che danno un senso alle cose, materializzando il cambiamento a cui aspiriamo. Dai viaggi in ogni caso non si torna perché si cambia, ci si trasforma.


In DesignMeets/ ho investito tanto, ma per salpare ora ha bisogno di:

> Partecipazione locale (crowdfunding):

  • Persone e organizzazioni che offrono il proprio tempo, conoscenze e competenze;

  • Chi crede nel progetto e lo vuole sostenere economicamente;

> Sponsor che vogliono supportare concreti progetti di sviluppo territoriale;


> Bandi Europei e Regionali, esperti cercasi 😊🙏🏼 ;


> Autofinanziamento, finché non fallisco 😅 ;


Incontriamoci 🤙🏼 📩 .

Tommaso Monaldi M +39 3288597273 tommasomonaldi@gmail.com


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RINGRAZIAMENTI

  • Ringrazio la mia famiglia per avermi trasmesso i valori su cui si fonda il mio essere.

  • Ringrazio Milena, la mia compagna, senza la quale non avrei i superpoteri 🦸‍♂️ per affrontare questo progetto.

  • Ringrazio imprese, organizzazioni e università che credendo in me mi hanno permesso di reinvestire i miei guadagni in un progetto come questo.

  • Ringrazio Giorgio Di Tullio, da dodici anni continua fonte di ispirazione, riflessione, ragionamento.

  • Ringrazio le persone incontrate fino ad oggi, che mi hanno dedicato il loro tempo. Che siano stati ripetuti lunghi incontri, o veloci ma comunque preziosi confronti, grazie. In ordine alfabetico: Adamo Tassi, Alberto Mazzacchera, Alessio Valeri, Andrea Pasquini, Bruno Capanna, Dante Damiani, Fabio Faraoni, Fabrizio Chiarucci, Franco Marchetti, Giorgio Di Tullio, Gloria Maggioli, Ilaria Tarsi, Jury Trufelli, Lavinia Mochi, Manuela Magi, Maria Cristina Cecchini, Massimo Mosca, Milena Pollidori, Mirko Tassi, Monica Martinelli, Raffaele Papi, Riccardo Silvi, Roberto Panici, Sara Arrigone, Sergio Giacchi, Vincenzo Maidani, Zeffirino Perini. Spero che questa lista possa raggiungere entro l'anno le cento persone :-).

  • Ringrazio Marco Tortoioli Ricci che tredici anni fa mi ha trasmesso il valore della progettazione partecipata.

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