Intelligenza Artificializzata e Lavoro
- Tommaso Monaldi

- 13 mar
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 17 mar
Per le infinite sfumature che stanno tra 0 e 1.

Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni di lavoro e confronti è che il senso profondo delle cose, la sostanza, non sta mai nei dettagli tecnici, nelle complicazioni che noi umani sappiamo sapientemente costruire.
Quante volte ci è capitato di non riuscire a trovare una soluzione, un significato, fino a quando qualcosa o qualcuno non ci ha indotti a #cambiare sguardo, punto di vista, facendoci uscire da quelle tane che scaviamo quando cerchiamo di comprendere il mondo. Risposte che il più delle volte richiedono #lentezza, respiro, riposo; compatibili più con il volo che con l’andare a fondo. Chi si intende di cervello parlerebbe di Default Mode Network, io dico bisogno di disimparare per tornare a #vedere, cambiare prospettiva, contaminarsi; spesso sperimentare.
Credo che il nostro pensiero limitato, per forza riduzionista, sia indispensabile per poter agire nel mondo che ci siamo creati, ma credo anche che questi schemi riducano la possibilità di vedere. Passare in modo ciclico dall’agire e dal conoscere, al disimparare per vedere, può essere la tecnica per non smarrirci. Per non rendere ogni azione #perfettamente #inutile.
È grazie a questi pensieri che sono arrivato ad un significato tutto mio del concetto di #intelligenza #artificializzata a supporto del lavoro creativo. Corriamo tanto da non dedicarci al senso delle cose, siamo atrofizzati in due stati: adozione o rifiuto; veloce o lento; umano o artificiale; etc. Nulla più.
Voglio essere chiaro, uso la tecnologia, uso alcuni tipi di AI generativa integrandoli sapientemente nel mio lavoro. Ma penso che il #come si fanno le cose, insieme allo scopo e al senso che queste generano, sia la sostanza. Ho immaginato dunque di spostare il soggetto del discorso legato alla parola #intelligenza #artificiale (applicata al lavoro creativo) dalla causa, all’effetto. Ovvero: non è artificiale "l'intelligenza” che elabora (prima di tutto perché non è un'intelligenza), ma nel tempo, se lo scopo è l'efficienza, diviene #artificializzata la mente che ne delega totalmente le funzioni. Il modello capitalistico che applica l'AI tende ad atrofizzare la complessità del mondo riducendolo a #codice #binario, ad azioni automatiche. L’infinito che sta tra 0 e 1 rischia l'esilio fuori dalla sfera dell’umano. Se avete voglia di seguirmi in questo viaggio, cercherò di condividere questo punto di vista con qualche esempio. #Spoiler: la tecnica non è più un semplice strumento nelle mani dell'essere umano, ma è diventata la forma stessa della razionalità contemporanea, orientata esclusivamente all'efficienza e agli obiettivi, spesso trascurando il senso della vita umana (Galimberti docet). Quindi la forma della società in cui viviamo dipende come mai prima da un cambio di paradigma umano, da una rivoluzione del modo di pensare, vivere, agire. Quindi anche di intendere il lavoro.
Circoscrivendo il tema, quel che voglio è ragionare sul concetto di valore, perché secondo me molte agenzie e professionisti stanno delegando la parte più preziosa del nostro lavoro.
Sono designer, di lavoro mi occupo di #comunicazione. Studio nel profondo le organizzazioni per estrarne il succo, per valorizzarle, farle crescere. A volte contribuisco a renderle migliori.
L’estrema ricchezza di questo mestiere è data dalla possibilità di avere accesso in modo approfondito alle più disparate organizzazioni, per comprenderne il valore, le unicità, i problemi, le visioni. In due parole: #essenza e #prospettive. La parte difficile di questo mestiere è il semplificare, il raggiungere quell’essenza che va messa in comune al fine di raggiungere qualche obiettivo strategico. Insieme.
Immaginate di fare questo tutto il giorno per anni, nel mio caso circa 5 organizzazioni all’anno per 14 anni, con le loro unicità, banalità, segreti, persone, drammi e potenzialità. Il tempo passa e capisci di aver avuto la fortuna di #attraversare scatole che di solito restano chiuse, mostrando solo una piccola parte accuratamente selezionata e lucidata, si sé. Ti accorgi che le energie necessarie per raggiungere quelle #sintesi sono molte, tanto da sembrare insostenibili nel lungo periodo. Tanto da prendersi buona parte delle risorse a disposizione: fisiche, mentali, economiche.
Questo fino ad oggi. Con l’arrivo delle AI l’elaborazione di grandi quantità di informazioni, interviste, workshop, contenuti di ogni tipo è possibile, dopo un periodo di training e personalizzazione, in tempi rapidissimi. Finalmente anche questo mestiere può rosicchiare un maggior guadagno grazie all’innovazione tecnologica, ed essere per tutti più sostenibile. Oppure il suo opposto, dipende dall'obiettivo.
In questi anni mi sono accorto che l’infinita quantità di tempo necessaria per raggiungere quelle sintesi, ogni volta #uniche e ricche di #senso soprattutto per le persone dell’organizzazione, non è solo processo, non è solo tempo e risorse; è #sostanza. Sta qui quella magia capace di innescare nuovi progetti, visioni e significato; proprio mentre si progetta. Il correre permette di raggiungere più velocemente la destinazione. Ma il fiatone non permette il dialogo, la velocità circoscrive l'attenzione, le salite lasciano indietro i più lenti, la destinazione speriamo non cambi. Il camminare invece permette a più persone di parlare, di accorgersi di molteplici sentieri, di risparmiare energie, di raggiungere con un gruppo numeroso e affiatato una destinazione che probabilmente non è la stessa di quando si è partiti.
Ogni realtà mi ha permesso non solo di conoscere, ma di comprendere nel profondo quello che ignoravo o che, per differente schema mentale, non vedevo. È la somma di questi nuovi occhi che permette di migliorarsi, non per aumento delle sole competenze tecniche, ma per la sensibilità e l'elasticità mentale. Per la capacità di #osservare, #ascoltare, #disimparare. E se questi nuovi occhi sono ricchezza, la capacità di trovare sintesi, #intersezioni e nuovo senso è un super potere ottenuto da ore di flusso mentale, apnee in storie sempre diverse. Storie che spesso si contaminano. Sintesi che prima di venire al mondo attraversano molteplici #connessioni, sporcandosi di ricordi e intuizioni spesso casuali. Mai sotto il nostro controllo e spesso figlie della noia o della disperazione, oltre che dell'entusiasmo.
Questo cammino meraviglioso e dissestato è il tragitto che alcuni o alcune stanno comprimendo non per fare meglio, ma per avvicinare la fase di intervista iniziale al prodotto finito (e alla fattura). Il profitto raddoppia, il tempo necessario per chiudere la commessa anche, con la felicità del committente e del professionista. Se tutti sono felici è una storia di fantasia a lieto fine, per chi è del mestiere questa si chiama favola. Chiedo scusa per l’ironia, ma il succo del discorso sta proprio qui: quale è il motivo per cui applichiamo una tecnologia? Qual'è il motivo per cui spendiamo un terzo della nostra vita a fare quello che facciamo? Se il motivo è aumentare il guadagno, rendere produttivo un processo, il risultato nel breve periodo saranno soldi e velocità. Non altro. Non raccontiamoci favole.
Se vogliamo invece aumentare la #qualità del #lavoro e le capacità delle #persone coinvolte, la tecnologia va applicata in modi diversi, che spesso non accorciano i tempi, ma #aumentano il risultato.
Per scendere nel pratico provo a portare alcuni esempi. Se non avessi passato mesi tra i banchi robotici #Loccioni, tra ingegneri, famiglie contadine e gru coronate non avrei compreso il senso di “we transform data into values”, cosa che mi ha permesso di attivare un progetto di comunicazione dei dati complessi, con università e squadre multidisciplinari capaci di contaminarsi e innovare la scrittura di software e interfacce (IWV - Iinvisible Worlds Visualization). Non avremmo mai immaginato un DNA per l’identità d’impresa (ID-CODE), capace di rendere gli ingegneri autonomi nel comunicare. Queste cose sono possibili tramite processi spesso non efficienti, non lineari, non prevedibili.
Se avessi evitato mesi di mal di testa per sintetizzare il valore di #Technacy e della sua incontenibile voglia di innovare nell’ambito del traffico dati, non avrei mai visto la possibilità di un Innovation Network tra clienti e partner e un Connecting Place: colonia fronte mare capace di #connettere impresa e territorio. Queste cose si fanno assorbendo opportunità, valore e contraddizioni, #insieme all’impresa.
Se non avessi attraversato le precedenti organizzazioni, comprendendole nel profondo, non avrei mai progettato il portale creo.travel a buildings blocks, tracce per rendere viaggiatrici e viaggiatori autonomi nel costruirsi, con assistenza H24, il proprio viaggio. Non sarebbe mai nato creo connect, e-sim che permette a chi viaggia di navigare e parlare da ogni parte del globo senza cambiare scheda telefonica.
Queste #innovazioni sono frutto dell’intersezione tra conoscenze e attitudini profondamente diverse, non riconducibili a istruzioni perché fino ad un certo punto, sconosciute.
Non avrei mai disegnato una città per il concept di un nuovo software per l’Inside Sales con #TeamSystem, intersezione tra innovazione sociale, tecnologia e vendita; non avrei mai progettato un libro illeggibile ispirato a #Munari per comunicare un prodotto, intersezione tra architettura, arte e arredamento.
Non avrei mai inteso il disegno di 250 packaging per la distribuzione organizzata come un sistema di regole capaci di rendere #Coralis autonoma nel proseguire il lavoro. E non avremmo mai tutti insieme deciso di eliminare da ciascuno dei packs tutti gli strilli di marketing, scegliendo coraggiosamente di essere diversi e attenti a chi compra.
Questi esempi, con le relative complessità, puntano tutti su quattro cose:
- posizionamento e differenziazione;
- creare un sistema di comunicazione e di innovazione concreta;
- approccio partecipativo, per far crescere le persone dell'impresa insieme ai progetti, e viceversa, attraendone di nuove;
- Dare all'impresa gli strumenti per portare avanti i progetti in autonomia.
Potrei continuare passeggiando lungo i 14 anni di mestiere, potrei elencare le percorse da miei stimati colleghi, ma non è la nostalgia che mi interessa, il tema 2026 per me è il senso delle cose. È un ragionamento su quello che ha #impatto reale, che fa la #differenza in un mondo di soli 0 e 1.
Se quello che vi ho raccontato è la sostanza che aumenta la conoscenza, affina l’intelligenza, migliora consapevolezza e ordine mentale; se questo avviene in tutta la squadra di progetto, con impegno, tempo perso, sperimentazione e sacrificio; come posso delegarlo all’AI? O meglio, come e fino a che punto? Strumenti e metodi non sono neutrali, oggi più che mai. Le stesse riflessioni dovrebbero farle i committenti, smettendo di richiedere servizi economici e veloci per correre soli, non si sa verso dove.
Vogliamo essere menti artificializzate in una società costruita per risultati numerici? O vivere nelle infinite possibilità che stanno tra lo 0 e l'1?
Un grazie sincero alle persone che hanno reso possibile tutto questo, con un AI non sarebbe stato possibile. Invito ad essere architetti della società in cui vogliamo vivere, brutalismo e smart cities non generano stessi modelli dell'abitare, ma entrambi usano la tecnologia.
Connettiamoci, immaginiamo, progettiamo.



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