• Tommaso Monaldi

Incompetenza e progetto

Tom Nichols nel suo ultimo libro parla di incompetenza e crisi del valore della conoscenza nella società Americana/occidentale. Come si ripercuote questo sul progetto?


I libri vengono letti sempre meno, io li divoro.

Penso che ogni argomento che concorra alla comprensione degli #scenari attuali, sia per forza utile allo svolgimento del nostro lavoro di designer. Per questo mi piace dare un contributo alla diffusione di certi temi, sperando che possano regalare stimoli, consapevolezza e sopratutto confronto.


#TomNichols nel libro La conoscenza e i suoi nemici, edito da #LUISS, tratta il tema dell'incompetenza mettendola in relazione con la democrazia e la società. Il libro tratta temi interessantissimi e attuali, che coinvolgono direttamente sia chi si occupa di comunicazione, che chiunque debba relazionarsi con altre persone in qualità di detentore di competenze.


Seguono alcuni estratti del libro interpretati da me al fine di aprire un dibattito:

Prendendo come riferimento gli USA, Tom Nichols traccia cause ed effetti dell’anti-intellettualismo di oggi, passando dalla #malinformazione all’arroganza, dal sistema #istruzione ai nuovi mezzi #digitali, dalla politica al ruolo degli esperti in una democrazia. 235 pagine che riflettono su quello che stiamo vivendo oggi anche in Italia, e che allarmano su come la democrazia possa crollare a causa della cattiva informazione e assenza di capacità critica.


“La fine dell’idea stessa di competenza” è legata a qualcosa di diverso dell’ignoranza, piuttosto ad una “arroganza infondata di una cultura sempre più narcisista che non riesce a sopportare il minimo accenno di #diseguaglianza.”

Tutti noi abbiamo pregiudizi, paure, #esperienze, per questo fatichiamo ad accettare alcune cose o non riusciamo a vedere alcune possibili alternative. Tutti noi per com’è costruito il nostro cervello cadiamo in tranelli non consapevoli. Per questo nella scienza esistono dei metodi che cercano di ovviare il più possibile alle problematiche che derivano da questi limiti. Quando in una democrazia si confonde l’uguaglianza politica (un voto vale quanto quello di chiunque altro) con l’uguaglianza di fatto (e di fatto non siamo tutti uguali), il sistema crolla. Questo tema è anche trattato nel libro L'io minimo, la mentalità della sopravvivenza in un'epoca di turbamenti, di #ChristopherLasch, altro libro che vi consiglio!

Le opinioni non contano tutte allo stesso modo, pensarlo è immaturo, imporlo è fascismo.

A questo si aggiunge un altro problema, quello del sistema istruzione sempre più obsoleto in alcuni casi, sempre più clientelare (dunque inutile) dall’altro.


Questo ci fa capire due cose: la prima è che dobbiamo occuparci delle #persone, dopo anni di scelte calate dall'alto e determinate da profitto, potere ed elitarismo, l'insofferenza generale ha creato un tale risentimento da confluire in atteggiamenti immaturi e dannosi.

La seconda è che l'uguaglianza di fatto non è una soluzione, ma ulteriore danno.

La conoscenza e le competenze hanno un loro valore, fondamentale in una società complessa come la nostra, e vanno salvaguardate. Quel che serve è un cambio di rotta nei modi e negli obiettivi.


I modi devono essere inclusivi, riflessivi e appropriati; gli obiettivi comuni, consapevoli del sistema interconnesso nel quale viviamo. Grazie al #PensieroSistemico.

Noi designer abbiamo un ruolo in tutto questo, in quanto le persone sono da sempre al centro nei nostri metodi. Attenzione al contesto in cui operiamo, coinvolgimento, ricerca, sostenibilità, dialogo: sono tutti elementi determinanti nell'esecuzione di ogni progetto ben fatto. Interessante in tal senso è la risonanza che i metodi del design stanno avendo in campi diversi dal nostro, come quello del marketing. Attenzione ai #servizi, all'#esperienza, alla co-progettazione, a contenuti di valore il cui obiettivo è #informare ed #emozionare, anziché vendere. Sono pane quotidiano per chi fa il nostro mestiere e per chiunque finalmente consideri le persone e il contesto in cui convivono come centro di ogni azione. Un #umanesimo nuovo.


In sostanza la differenza la fa il sapersi mettere sempre in discussione, guardando al lungo periodo con mente aperta, senza avere la visione annebbiata da assurde valutazioni quantitative di breve periodo. Privilegiando l'essere e il ben-essere, personale e collettivo.


Ma una volta sicuri che i metodi siano quelli giusti e con un'intelligente predisposizione all'approfondimento e al dialogo, chi fa il nostro mestiere deve saper affrontare le sfide del progetto affiancando alla flessibilità progettuale un'inviolabile integrità di principi, responsabilità etica e professionalità.


Chi fa un mestiere come il nostro deve credere nel suo modo di fare le cose, consapevole della complessità che il mestiere si porta dietro. Tutto questo va trasferito. La comunicazione diviene sempre più lo strumento risolutivo nelle dinamiche progettuali attuali.

Grazie alla comunicazione s'instaura fiducia, ma l'interlocutore deve essere capace e disposto a darla, al fine di affidarsi alle competenze del professionista interpellato. Se questo rapporto non si instaura, difficilmente il progetto potrà procedere senza conflitti e non raggiungerà mai la qualità ricercata. #SunTzu scrisse che nessun Generale raggiunge il suo obiettivo senza la piena fiducia dei soldati. Oggi i soldati chiedono di essere coinvolti nei processi decisionali, ma allo stesso tempo devono capire che questo coinvolgimento richiede conoscenze e competenze per nulla scontate.


Se da un lato lo scenario attuale ha confermato la necessità di metodi attenti alle persone, dall'altro dobbiamo saper comunicare l'importanza che hanno competenza e metodo. Il risentimento generale non può impedirci di affrontare il futuro come se non avessimo appreso nulla in migliaia di anni di storia; è un processo che prevede maturità da ogni parte coinvolta. La comunicazione e le capacità interpersonali, sono elementi da aggiungere al bagaglio di chi fa questo mestiere oggigiorno.

Tra le domande che si susseguono nel libro ce n'è una che riguarda direttamente il tema della comunicazione nei media contemporanei: “Cosa succede quando i cittadini chiedono di essere intrattenuti anziché informati?”, Nichols risponde approfondendo tematiche come il web, il problema dell’informazione, le news e l’evoluzione dei telegiornali americani. Ma questo quesito meriterebbe una discussione a sé che magari cercherò di affrontare in un altro articolo.


Il libro in sostanza sintetizza un concetto fondamentale: “Una società moderna non può funzionare senza una divisione sociale del lavoro e senza fare affidamento su esperti, professionisti e intellettuali. Nessuno è esperto di tutto. A prescindere da quali siano le nostre aspirazioni, siamo vincolati dalla realtà del tempo e dai limiti innegabili del nostro talento.


La fiducia e la collaborazione tra gli esperti portano a un risultato finale superiore a quello di qualsiasi prodotto che avrebbero potuto realizzare da soli. La verità è che non possiamo funzionare se non ammettiamo i limiti del nostro sapere”.

Il risentimento verso una società sempre più complessa è comprensibile, ma la perdita di fiducia del cittadino nei confronti della politica non può riversarsi sulla conoscenza e sulla cultura. L’aggressività nata verso qualsiasi cosa rappresenti il sapere può portare solo ad autoritarismo e perdita di libertà; per tutti. Oggigiorno viviamo in un sistema sempre più fragile: senza #esperti, senza #collaborazione, senza #istruzione e agire #sostenibile non solo rischiamo di perdere quello che abbiamo, ma sarà sempre più difficile riottenere i privilegi acquisiti. Ci sono #scelte urgenti che riguardano ecosistema, migrazione, cibo, acqua, rifiuti, etc. che non possono essere trascurate. Tutto questo va affrontato con velocità, attenzione e competenza.


Nichols dice che uno scetticismo ragionato è essenziale per una sana democrazia, ma quello che sta succedendo oggi è un’altra cosa. Come scritto poche righe sopra, se da un lato noi dobbiamo essere bravi a comunicare mettendoci in discussione, dall'altro è necessario selezionare clienti e progetti, al fine di costruire un esempio virtuoso e replicabile. Come ha dimostrato #CarloVinti nei suoi libri, la committenza ha un ruolo essenziale nel buon esito di un progetto. E se in uno scenario complesso i professionisti devono affrontare nuove sfide, in egual misura la committenza deve evolversi. #MassimoVignelli lo scriveva già diverse decine di anni fa: "It is better to starve than get a bad client", e questo oggi è ancor più valido, in quanto c'è la consapevolezza che ogni progetto ha un impatto importantissimo sul mondo.

“Un motivo per cui le manifestazioni di competenza infastidiscono le persone è che la specializzazione è necessariamente esclusiva. Ma altrimenti la società altamente evoluta si frammenta in isole di incoerenza, dove trascorriamo il nostro tempo a cercare di indovinare per tentativi, anziché fidarci degli altri”. Mi sono ritrovato molto con la definizione di #esperto di #WernerHeisenberg che dice: “L’esperto è qualcuno che conosce alcuni dei peggiori errori che si possono commettere nel suo campo e sa come evitarli”. Nichols affronta infatti anche il tema degli errori degli esperti, realtà essenziale per chi fa le cose e per poter continuare a #crescere, senza ripeterli.


Voglio sottolineare infine un’altra questione legata al complesso mondo dell’informazione di oggi. “Sapere una cosa non equivale a comprenderla e la comprensione non equivale all’analisi. La competenza non è un gioco da tavolo in cui si sfoggiano aneddoti. Questa mancanza di consapevolezza di sé e dei propri limiti intellettuali può determinare interazioni imbarazzanti tra esperti e profani”, rendendo quindi impossibile il dialogo e quindi distruggendo un elemento essenziale per una società.

Dialogare = convergere.


Quando c’è un problema spesso è un problema di comunicazione e vi assicuro che il mare di informazioni che ci sommergono oggi non ha nulla a che vedere con il comunicare. La #malinformazione, la mancanza di fiducia, il malumore, l’aggressività e la mancanza di empatia possono portarci in luoghi dove non avremo più nulla. Viviamo in un mondo molto diverso dal passato e tutto questo ci spaventa. Ma un ritorno nel tempo purtroppo non è possibile. L’unica via per il ben-essere è l’innovazione positiva, la sostenibilità, la collaborazione e l’istruzione. La corruzione e il potere ci hanno rubato il benessere, e sono potere e corruzione che ci stanno facendo credere che sia stato qualcun altro.

La tecnica dei burattinai è quella di smontare il sistema istruzione e la conoscenza del popolo, perché:


“Individui non qualificati o incompetenti sopravalutano le proprie abilità molto più degli altri non avendo #metacognizione. Si tratta della capacità di sapere quando si è bravi in qualcosa, di arretrare di un passo, osservare ciò che si sta facendo e così rendersi conto che lo si sta facendo male”.

Dobbiamo essere bravi, in sostanza, a cedere di un passo quando si tratta di incontrare le altre persone, non cedere di un millimetro quando si tratta di fare quello in cui crediamo.

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