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DOCENZA MASTER UNIVERSITARIO UNICAM
2026 - Quest'anno come docente ho vissuto una nuova sfida: tenere un corso di Project Management per la Ricostruzione al Master Universitario UNICAM - Giurisprudenza. Una classe multidisciplinare (avvocati, vigili del fuoco, architetti, ingegneri, liberi cittadini) con discenti di tutte le età.
La prima domanda che mi sono posto è: quale valore posso portare a chi ha anni di studi ed esperienze in ambiti molto diversi dal mio?
La mia bussola è stata quella del senso dell'azione di ricostruire, delle persone che ne sono i destinatari e delle realtà che vogliamo ricostruire, mattoni di una comunità più grande a cui aspiriamo.
I metodi sono stati quelli partecipativi, quelli che puntano al coinvolgimento, quelli che aspirano a soluzioni olistiche e resilienti.
Resilienti perché vengono abbracciati dalle comunità a cui sono destinati, luoghi di cui quelle comunità devono occuparsi. I risultati sono stati sorprendenti.
Dalle lezioni sono emerse consapevolezze e tante domande.
Per prima cosa ci siamo raccolti attorno ad una definizione condivisa di project manager:
"Siamo professionisti che applicano conoscenze, capacità e tecniche per trasformare uno sforzo temporaneo in un servizio unico. Siamo il punto di riferimento che gestisce le relazioni con team e stakeholder per soddisfare i requisiti del progetto: qualitativi e quantitativi. Crediamo nelle relazioni collaborative. Nel pianificare processi di gruppo appropriati. Nel guidare il gruppo verso risultati utili, sostenibili, anti-fragili. nella gestione di un clima partecipativo e inclusivo."
Questo per portare un beneficio chiaro, che va oltre il solo presidio dell'emergenza, motivazioni intrinseche condivise dalla classe che appassionano:
- Dare importanza della funzione sociale;
- Mettersi al servizio per una ricostruzione collettiva;
- Dare prospettive future post-ricostruzione;
- Migliorare i processi, rendendo la ricostruzione sostenibile;
- Per rendere il processo autonomo e anti-fragile nel tempo;
- Per ricostruire migliorando, trasformando il dramma in opportunità;
- Per portare un contributo metodologico e professionale;
- Per diffondere una nuova visione di ricostruzione;
- Per garantire alle persone un ruolo rilevante;
- Per garantire il diritto di restare.
Dopo aver capito chi siamo e cosa vogliamo e dopo aver condiviso esperienze personali di ricostruzione abbiamo studiato la legge, per capire con precisione l'ambito già normato e le considerazione già maturate da alcuni organi competenti.
Di nuovo il risultato è stato inaspettato, l'idea apparentemente nuova e potente emersa con la classe, definita per risolvere le attuali problematiche vissute sul campo, era in parte già trattata dalle norme, ma semplicemente non applicata negli almeno dieci casi vissuti. Nel 100% di questi la figura del Project Manager per la ricostruzione non è stata assegnata.
"In linea generale la legge (189 - 2016, aggiornata con la 40 - 2025) analizzata non è solo un testo normativo: è un modello di governance della complessità territoriale. Il successo della ricostruzione dipende dalla capacità collettiva di trasformare norme, risorse e procedure in una visione condivisa di rinascita territoriale. La legge funziona solo se istituzioni, tecnici, imprese e comunità operano in modo coordinato. La cooperazione organizzativa è il principale fattore di successo della ricostruzione. Senza economia attiva non esiste vera ricostruzione. Per chi lavora nella governance della ricostruzione questo significa considerare ogni intervento edilizio anche dal punto di vista socioeconomico. La priorità non è soltanto ricostruire muri, ma mantenere popolazione residente, lavoro e servizi nei territori fragili."
Fatte queste considerazioni, una volta approfondite nozioni di project management e progettazione partecipata, abbiamo deciso di scrivere una stella polare capace di guidare un'ipotetica squadra di lavoro per la ricostruzione del quartiere X, project work che ha accompagnato le varie fasi del processo. La stella polare è l'ultima parte della matrice guida del progetto, uno strumento d'intesa da me ideato e finalizzato alla cooperazione che anticipa il project charter classico.
Stella polare: Ricostruire il Quartiere X come una comunità sicura, viva e resiliente, restituendo alle persone non solo abitazioni antisismiche di qualità, ma anche le condizioni per tornare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nel territorio. Ogni decisione progettuale, tecnica, economica e organizzativa dovrà contribuire a generare valore duraturo per la comunità, garantendo sicurezza, sostenibilità, rispetto dei tempi e delle risorse pubbliche. Il progetto sarà realizzato attraverso una collaborazione trasparente e continua tra istituzioni, tecnici, imprese e cittadini, trasformando la ricostruzione in un percorso condiviso di rinascita. Il successo non sarà misurato soltanto dagli edifici completati, ma dalla capacità di favorire il rientro delle famiglie, riattivare servizi ed economie locali, rafforzare la coesione sociale e aumentare l’attrattività del territorio per le generazioni future.
Il confronto attorno ad un caso reale ha chiuso il corso, mettendoci difronte importanti problemi e altrettanto significativi motivi per risolverli:
- nel 100% dei processi di ricostruzioni vissuti dall'aula non è stato assegnato il ruolo di PM generale del progetto;
- a farsi carico di tutte le sue funzioni, dalla cura delle relazioni alle competenze tecniche, passando per la facilitazione della cooperazione, c'è sempre la figura del sindaco, con grandi responsabilità ma senza dovuta preparazione e risorse;
- le norme così ben scritte, dal quale emerge un pensiero complesso e rivolto alla funziona socio-economica e cooperativa dell'atto di ricostruire, di fatto sembrano restare su carta.
Metodi e norme per risolvere questi problemi ci sono, quali azioni si possono mettere in campo per risolvere e ricostruire?
Parlando di management in tutto il corso si è posta attenzione verso una leadership sana, che permette di crescere navigando un mare in tempesta. Quella che accompagna rimuovendo gli ostacoli e che si preoccupa che i progetti siano miglioramento.
Ho sempre creduto nelle potenzialità della formazione ibrida, nell'intersezione di competenze, esperienze, interpretazioni.
Per me insegnare e crescere significa connettere facilitando, con metodologie partecipative, aperte. Tracce da percorre e modellare con le persone.
L'aula non è un luogo dove si portano risposte; è un laboratorio dove si costruiscono domande migliori.
Altre esperienze di "docenza universitaria ibrida" furono:
- Intervento "Design per le Comunità" | Sociologia UNIURB;
- Simposio "Design e Carceri" | Criminologia UNIRSM.
(con Pubblicazione Accademica);
- Workshop "Una nuova Visione per il Farmacista del Futuro" | IUAV;
- Intervento "Identità e Comunicazione" | Economia UNIURB.
Incontriamoci per qualsiasi approfondimento e per costruirne delle altre.








